12 ottobre 2021

Direzione "Net Zero": come destreggiarsi lungo un percorso di sfide climatiche

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Le decine di milioni di spettatori che quest'estate, in tutta Europa e nel mondo, hanno seguito gli Europei di calcio avranno probabilmente notato un nuovo slogan sui cartelloni a bordo campo.

Volkswagen (VW), la più grande casa automobilistica europea e uno degli sponsor del torneo, ha utilizzato il suo spazio pubblicitario più importante per promuovere il proprio impegno a conseguire la neutralità carbonica (ossia l'azzeramento delle emissioni nette) entro il 2050. "Way to ZERO" è il motto scelto da VW, che richiama l'idea di un percorso verso un futuro a emissioni zero.

I messaggi pubblicitari che le aziende decidono di lanciare possono talvolta aiutarci a valutare lo stato d'animo generale. La scelta di pubblicizzare la neutralità carbonica in occasione di un campionato di calcio europeo è indicativa della rapidità a cui è cresciuta la consapevolezza del cambiamento climatico in Europa. Questa maggiore consapevolezza trova riflesso nelle classifiche di Google Trends: nell'aprile 2021 l'espressione "Net Zero" ha raggiunto il numero di ricerche più alto a livello globale degli ultimi cinque anni e oltre, e qualche mese dopo, nel settembre 2021, ha toccato un nuovo picco. 

Net Zero

Fonte: Dati di Google Trends, esportati il 30/09/21, dati dal 02/10/16 al 19/09/21. L'asse di sinistra mostra "l'interesse nel tempo", dove 100 rappresenta il picco di popolarità per un determinato termine di ricerca in un dato periodo.  

I dati di ricerca confermano il sentore che già si ha leggendo i giornali o guardando la TV: sono sempre più numerosi i governi, gli investitori e le aziende che si impegnano ad azzerare le emissioni di carbonio.

Perché sembra che tutti aspirino alla neutralità carbonica

Tutte le aree della società – governi, aziende, investitori e persino alcuni normali cittadini – si stanno prefiggendo di raggiungere la neutralità carbonica. La domanda che sorge spontanea è: perché?

La risposta è abbastanza semplice. Se mai l'umanità riuscirà a stabilizzare gli aumenti della temperatura globale indotti dall'uomo, a prescindere da quale sarà il livello di temperatura scelto come massimo (2°C o 1,5°C), ad un certo punto il pianeta dovrà azzerare le emissioni nette di gas serra. Se ciò non avverrà, le temperature globali continueranno a salire in eterno.

Quando consideriamo un obiettivo come 1,5°C, è importante rendersi conto che in tutto il mondo le temperature sono già aumentate in misura significativa. In media, le temperature odierne superano di circa 1°C i livelli preindustriali, calcolati utilizzando il periodo di riferimento 1850-1900 in quanto si tratta del "primo periodo con osservazioni quasi globali".

Benché le temperature siano già salite, l'azzeramento delle emissioni potrebbe limitare l'aumento complessivo ad un livello che implica un grado di cambiamento climatico minimo. Sono queste considerazioni ad alimentare la cosiddetta "corsa verso la neutralità carbonica".

Direzione "Net Zero"

  • Paesi

Alcuni paesi sembrano fare a gara a chi raggiungerà per primo la neutralità carbonica. La Germania è uno di questi. A maggio il governo tedesco ha annunciato l'intenzione di ridurre le emissioni di carbonio del 65% entro il 2030, dell'85-90% entro il 2040 e del 100% entro il 2045. La Germania è sempre stata il maggiore produttore europeo di CO2 e in precedenza il paese ambiva a tagli del 55% entro il 2030 e alla neutralità carbonica entro il 2050. Tra gli altri impegni governativi degni di nota, l'amministrazione statunitense ha annunciato un taglio delle emissioni del 50-52% entro il 2030 e il Regno Unito ha promesso una riduzione di ben il 78% entro il 2035.

  • Aziende

La corsa verso la neutralità carbonica coinvolge anche il mondo aziendale. Sono circa 3.100 le aziende che si sono preposte di azzerare le emissioni entro il 2050 nell'ambito della campagna "Race To Zero" promossa dalle Nazioni Unite. Inoltre, un recente rapporto ha rilevato che "almeno un quinto (ossia il 21%) delle 2.000 maggiori società quotate al mondo presenta ormai obiettivi legati alla neutralità carbonica, equivalenti ad un fatturato annuo pari a quasi 14.000 miliardi di Dollari."1 Inoltre, molte aziende aspirano a conseguire la neutralità carbonica in tempi ancora più rapidi: Schneider Electric entro il 2030, Unilever entro il 2039, Coca Cola, Orange e Amazon tutte entro il 2040 ed Engie entro il 2045. Lo scorso anno Microsoft ha annunciato che intende diventare un'azienda "carbon negative" (non più solo "carbon neutral") entro il 2030, con o senza compensazioni, ed entro il 2050 "eliminare dall'ambiente tutto il carbonio che ha emesso direttamente o attraverso il consumo elettrico fin dalla sua fondazione nel 1975 ". Alcune grandi società si stanno quindi impegnando a raggiungere l'obiettivo della neutralità climatica prima del 2050, l'anno stabilito dall'Accordo di Parigi.

  • Investitori

Anche gli investitori si sono uniti alla corsa verso la neutralità carbonica; molti di loro hanno stabilito in maniera molto esplicita obiettivi di azzeramento delle emissioni per i loro portafogli, in qualche caso anche prima del 2050. La svedese Swedbank Robur e la britannica Aviva mirano a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2040, J Safra Sarasin entro il 2035. Questi investitori hanno scelto di fare un passo in più rispetto ai principali progetti promossi nel settore finanziario come la "Net Zero Alliance” o la “Net Zero Asset Managers”, l'ultima iniziativa intrapresa nell'universo dei gestori patrimoniali.

Guardando agli impegni sul clima assunti da paesi, aziende e investitori, si delinea un quadro di progressi straordinari verso la sostenibilità climatica e la riduzione delle emissioni. Tuttavia, da investitori, dobbiamo cercare di non lasciarci entusiasmare troppo in fretta da annunci e storie eclatanti senza aver prima effettuato un'attenta analisi.

Ognuna delle precedenti affermazioni rappresenta una realtà leggermente diversa e dobbiamo avere un approccio selettivo e accorto rispetto a questa corsa alla neutralità, soprattutto in vista della conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (COP26) che si terrà a Glasgow a novembre e che sarà probabilmente accompagnata dal moltiplicarsi degli impegni sul clima.

Per destreggiarsi con successo in questa nuova realtà fatta di promesse sul clima, ci sono una serie di consigli che gli investitori farebbero bene a tenere a mente in quanto potrebbero aiutarli a capire le caratteristiche effettive di un impegno.

Step n.1: capire cosa significa "bilancio di carbonio"

"Bilancio di carbonio" è un termine di uso comune ma, proprio come "neutralità carbonica", talvolta può essere frainteso.

Con "budget di carbonio" si intende la quantità restante di emissioni di CO2 che può essere emessa a livello globale prima che un determinato innalzamento delle temperature (per esempio superiore agli 1,5°C o 2°C) diventi irreversibile.
È possibile calcolare accuratamente i bilanci del carbonio perché comprendiamo sempre di più la corrispondenza tra le emissioni cumulative e il livello di riscaldamento, nonché tra il riscaldamento e i cambiamenti meteorologici nelle varie regioni.

Conosciamo l'attuale livello di riscaldamento globale (+1,2°C sopra i livelli preindustriali2). Siamo inoltre consapevoli dell'esistenza di un livello massimo di riscaldamento oltre il quale possiamo aspettarci un grave impatto climatico (1,5°C). E grazie al miglioramento dei modelli, sappiamo che c'è una relazione "quasi lineare" tra le emissioni cumulative e il riscaldamento: in parole povere, una certa quantità di emissioni determina un certo livello di riscaldamento. Grazie a questi tre input, possiamo calcolare quanta CO2 è possibile emettere prima di oltrepassare le barriere degli 1,5°C e 2°C.

Tra il 1850 e il 2019 sono state emesse circa 2390 Gt di CO2.3 Per contenere il riscaldamento al di sotto degli 1,5°C con circa i 2/3 (il 67%) di probabilità, ci rimangono circa 400-500 Gt di CO2 da "spendere". Attualmente il mondo emette 42 Gt all'anno, un ritmo che permetterebbe di consumare la quota rimanente in 10-15 anni.

Step n.2: fare attenzione agli "anni di riferimento”

Ora che il concetto di bilancio del carbonio è chiaro, il prossimo termine più importante da capire quando si interpretano gli impegni climatici è quello di "anno di riferimento".

L'anno di riferimento si riferisce alla data di ancoraggio utilizzata nell'ambito di qualsiasi impegno di riduzione delle emissioni ed è tanto importante quanto l'anno obiettivo, ma solitamente molto meno visibile.

A titolo illustrativo, l'ultimo pacchetto legislativo dell'UE, "Pronti per il 55%" (Fit for 55), mira a una riduzione delle emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 (rivedendo al rialzo i precedenti obiettivi di riduzione del 40% e del 50%). Tuttavia, tale obiettivo è calcolato rispetto ai livelli del 1990. Lo stesso vale per i nuovi obiettivi della Germania (riduzione del 65% entro il 2030) e del Regno Unito (riduzione del 78%): entrambi usano il 1990 come punto di riferimento. Ma lo scenario di riferimento per l'impegno preso dagli Stati Uniti, ad esempio, è il 2005.

E quindi? Per interpretare un impegno che promette una riduzione di una certa percentuale, è necessario un "punto di ancoraggio". È come dire "dimezzerò il mio consumo di cioccolato". È da intendersi rispetto alle due barrette mangiate ieri, o alle 20 barrette mangiate lo stesso giorno il mese scorso?

Per esaminare ulteriormente questo concetto, possiamo prendere l'esempio degli ETF di Lyxor in linea con l'Accordo di Parigi. Questi fondi utilizzano una metodologia che applica una riduzione immediata del 50% delle emissioni di gas serra di un'allocazione di portafoglio rispetto all'indice originario (ad esempio un ETF S&P 500 Paris-Aligned fa riferimento all'indice S&P 500). Inoltre, dopo aver dimezzato le emissioni, continuano a decarbonizzare oltre la soglia del 50% a un tasso del 7% l'anno.

Dopo aver preso atto dell'importanza degli anni di riferimento, dobbiamo contestualizzare queste affermazioni. Dobbiamo quindi chiederci qual è l'anno di riferimento. Gli ETF di Lyxor in linea con l'Accordo di Parigi sono ancorati al 2019, il che significa che riducono immediatamente l'intensità di carbonio del portafoglio del 50% rispetto al livello del 2019. Nel 2019 l'UE aveva già raggiunto una riduzione delle emissioni pari al 25% dai livelli del 1990. Nel 2019 le emissioni del Regno Unito erano già inferiori del 40% rispetto al 1990, grazie a decenni di smantellamento degli impianti a carbone. I fondi dimezzano perciò una cifra già di per sé molto ridotta e continuano a farla diminuire ulteriormente ogni anno.

Questa metodologia sembra andare oltre lo scenario di 1,5°C previsto dall'Accordo di Parigi, che impone una riduzione del 45% dell'intensità di carbonio globale entro il 2030 per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050. Come già menzionato, l'UE mira a una più ambiziosa riduzione del 55% entro il 2030. Quindi, grazie alla diminuzione immediata del 50% e successivamente del 7% l'anno, gli ETF di Lyxor in linea con l'Accordo di Parigi superano entrambi questi obiettivi. Possiamo quindi prevedere che questi ETF raggiungeranno la neutralità carbonica prima del 2050, grazie alla relazione tra la metodologia di decarbonizzazione e l'anno di riferimento utilizzato.

Step n.3: mettere in discussione i presupposti dati per scontato

Finora abbiamo considerato l'importanza di capire il bilancio del carbonio e di interpretare gli obiettivi di riduzione delle emissioni in relazione all'anno di riferimento utilizzato.

C'è un ultimo punto che gli investitori climatici informati devono ricordare: a parte le rare aziende che possono raggiungere la neutralità carbonica oggi stesso, gli impegni presi rappresentano nella migliore delle ipotesi delle traiettorie per il cambiamento nell'arco di diversi anni e basate su presupposti importanti. Questi presupposti prevedono la capacità di decarbonizzare ad un dato ritmo in futuro o lo sviluppo di soluzioni efficaci di cattura e sequestro del carbonio per mitigare le emissioni.

IPCC Model Pathway Reference (P2)

Billions Tonnes CO2

Tutti gli scenari centrali dell'Intergovernmental Panel on Climate change (IPCC) e dell'Agenzia internazionale dell'energia (AIE) si basano fortemente sulle emissioni negative, ossia sulla rimozione del carbonio. La rimozione del carbonio continua a rendere possibile un certo livello di emissioni di carbonio, poiché il bilancio netto rimane neutro o negativo. Per raggiungere la neutralità carbonica prima del 2050 (per esempio nel 2040) sarebbero necessarie una diminuzione delle emissioni lorde più rapida rispetto agli scenari riferiti a questa data e/o ipotesi di emissioni negative più elevate.

È importante mantenere uno sguardo realista quando consideriamo questi presupposti. In alcuni casi, la tecnologia che secondo le previsioni consentirà una migliore rimozione del carbonio è solo un prototipo o è ancora allo stadio teorico. Ciò potrebbe spiegare perché l'ultimo rapporto dell'AIE, pubblicato a maggio 2021, raccomanda traiettorie basate su una più rapida riduzione delle emissioni ma su una minore rimozione del carbonio. I presupposti possono cambiare nel tempo e gli investitori informati devono esserne consapevoli.

Per illustrare ancora una volta il concetto con gli ETF di Lyxor in linea con l'Accordo di Parigi: in precedenza abbiamo detto che questi ETF dovrebbero raggiungere la neutralità carbonica prima del 2050. Secondo i nostri calcoli, basati sulle traiettorie risultanti dai modelli precedenti, gli ETF di Lyxor in linea con l'Accordo di Parigi avrebbero dovuto raggiungere la neutralità carbonica tra il 2043 e il 2045. Sulla base dell'ultimo scenario dell'AIE (riduzione più veloce/rimozione più bassa), la nostra stima sarebbe più vicina al 2049.4 

La neutralità carbonica è un cambiamento estremamente positivo ma richiede comunque un esame adeguato

Quanto detto non intende assolutamente diminuire l'importanza della neutralità carbonica e dei grandi progressi che sono già stati compiuti. Lyxor crede fermamente nella necessità urgente di affrontare il cambiamento climatico e nelle grandi opportunità e responsabilità di cui gestori degli investimenti e proprietari di attivi dispongono per compiere ulteriori passi avanti.

Siamo dell'avviso che tutti gli operatori di mercato debbano sapere di poter contare sulle migliori informazioni possibili per poter operare le scelte giuste, e questo include la capacità di guardare oltre i titoli dei giornali e di valutare gli impegni con lucidità.

La nostra Guida agli Investimenti sul Clima è stata redatta tenendo presente questa finalità, per aiutare gli investitori a realizzare gli obiettivi fissati dall'Accordo di Parigi. Questo mese aggiorneremo la guida con le ultime notizie sul clima. Nel frattempo, è possibile reperire tutte le informazioni principali sulla gamma completa di ETF sul clima di Lyxor sul nostro nuovo ESG Hub

1 Taking stock: A global assessment of net zero targets, ECIU e Oxford Net Zero, marzo 2021  https://eciu.net/analysis/reports/2021/taking-stock-assessment-net-zero-targets

2 Organizzazione meteorologica mondiale, 14 gennaio 2021,  https://public.wmo.int/en/media/press-release/2020-was-one-of-three-warmest-years-record

3 IPCC, AR6 Sesto Rapporto di valutazione, 7 agosto 2021,  https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/downloads/report/IPCC_AR6_WGI_SPM.pdf

Previsioni a cura di Lyxor International Asset Management, ottobre 2021.

Avvertenze sui rischi

È importante per i potenziali investitori valutare i rischi descritti di seguito e nei prospetti pubblicati sul nostro sito  www.lyxoretf.it.


Capitale a rischio: Gli ETF sono strumenti di replica. Il loro profilo di rischio è simile a quello di un investimento diretto nell’indice sottostante. Il capitale investito non è protetto e gli investitori potrebbero non recuperare l’ammontare originariamente investito.
Rischio di Replica: Gli obiettivi del fondo potrebbero non essere raggiunti a causa di eventi inattesi nei mercati sottostanti che di conseguenza potrebbero impattare la metodologia di calcolo dell’indice e l’efficienza di replica del fondo.
Rischio di Controparte: Gli investitori sono esposti ai rischi derivanti dall’uso di uno swap OTC con Société Générale. Nel rispetto della normativa UCITS, l’esposizione a Société Générale non può eccedere il 10% della totalità degli asset del fondo. Gli ETF a replica fisica possono essere soggetti a rischio di controparte risultante da un programma di prestito titoli.

Rischio di Concentrazione: Gli ETF tematici selezionano i titoli azionari e obbligazionari per il loro portafoglio in base all’indice di riferimento originale. Laddove le regole di selezione siano molto estese, ciò potrebbe portare alla composizione di un portafoglio più concentrato, dove il rischio viene allocato su un numero di posizioni inferiore rispetto al benchmark di riferimento. 
Rischio legato al Sottostante: L’indice sottostante di un Lyxor ETF può essere complesso e volatile. Quando si investe in materie prime, l’indice sottostante fa riferimento ai contratti futures sulle materie prime, esponendo l’investitore a rischio di liquidità derivante da costi quali il costo di mantenimento e di trasporto. Gli ETF con esposizione ai mercati emergenti hanno un rischio maggiore rispetto agli investimenti nei mercati sviluppati, poiché sono esposti ad una vasta gamma di rischi imprevedibili legati ai mercati emergenti stessi.
Rischio di Valuta: Gli ETF possono essere esposti al rischio valuta se l’ETF è denominato in una valuta diversa da quella dell’indice sottostante replicato. Questo vuol dire che le variazioni nel tasso di cambio possono avere un effetto positivo o negativo sui rendimenti.
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Conflitti di interesse

Il presente report è redatto dal dipartimento di Marketing di Lyxor International Asset Management. Questa comunicazione contiene punti di vista, opinioni e raccomandazioni degli analisti di ricerca di Lyxor International Asset Management (“LIAM”) Cross Asset ed ETF. Nella misura in cui questo documento contiene idee di investimento basate su scenari macroeconomici delle variabili di mercato e su valutazioni relative, queste potrebbero differire dalle opinioni e raccomandazioni della Ricerca fondamentale Cross Asset ed ETF contenute nei report su singoli settori o società della Ricerca Cross Asset ed ETF e dagli scenari e opinioni di altri dipartimenti di LIAM e delle relative controllate. Gli analisti della Ricerca Cross Asset ed ETF di Lyxor si consultano periodicamente con il personale preposto alle vendite e alla gestione di portafogli sulle informazioni di mercato, inclusi, ma non limitati a: pricing, livelli di spread e attività di trading degli ETF che replicano indici azionari, obbligazionari e su materie prime. I desk di trading potrebbero negoziare, o aver negoziato, sulla base degli scenari e dei report degli analisti di ricerca. Lyxor ha politiche e procedure obbligatorie in materia di ricerca che sono ragionevolmente ideati per (i) assicurare che i fatti presentati nei report di ricerca siano basati su informazioni affidabili e (ii) prevenire una diffusione impropria o incompleta degli stessi. Inoltre, gli analisti di ricerca ricevono compensi basati, in parte, sulla qualità e l’accuratezza delle loro analisi, sulle valutazioni dei clienti, su fattori competitivi e sui ricavi totali di LIAM inclusi i ricavi da commissioni di gestione, consulenza e distribuzione. Si prega di prendere visione dell’informativa sulle raccomandazioni di investimento su http://www.lyxoretf.it/compliance. 

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