10 novembre 2021

Il Clima chiama. A tu per tu con Isolde Kostner

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Isolde Kostner, pluricampionessa mondiale di sci alpino, prima italiana a vincere la Coppa del Mondo di discesa libera, vincitrice di tre medaglie olimpiche, tra le sciatrici italiane più vincenti della storia e l’italiana con più podi conquistati in Coppa del Mondo, nonché una grande conoscitrice e appassionata delle montagne di tutto il mondo. Il suo lavoro e la sua passione l’hanno portata a constatare personalmente gli effetti dei cambiamenti climatici sull’ecosistema montano nel corso degli ultimi 20 anni. In questa conversazione con Lyxor, racconta come si è trasformata la montagna negli ultimi due decenni, le conseguenze che tali cambiamenti hanno avuto sul mondo dello sci e degli sport invernali e perché è urgente agire per proteggere le montagne.

Finanza e sci alpino, mondi apparentemente lontani, presentano tuttavia numerosi fattori in comune. Preparazione, concentrazione, gestione del rischio, capacità di scegliere la direzione e il momento giusto, rapidità, leadership. A tutto ciò si unisce la crescente attenzione all’impatto dei cambiamenti climatici. Isolde, cosa significano per te questi concetti?

Innanzitutto, un elemento fondamentale per uno sportivo è quello di porsi degli obiettivi. Nel caso delle Olimpiadi (ogni 4 anni), dei Campionati Mondiali (ogni 2 anni) e della Coppa del Mondo (ogni anno), si tratta di obiettivi a medio-lungo termine. L’attenzione di un atleta è quindi focalizzata al raggiungimento di quell’obiettivo, attraverso una preparazione fisica e mentale, fatta di allenamenti, riposo e regime alimentare. Tutto per arrivare al top della condizione. 

Gli atleti, inoltre, si trovano spesso a dover prendere decisioni. Ad esempio, nella mia disciplina, la discesa libera, bisogna sapere scegliere qual è il momento giusto per iniziare una curva, e nel prendere questa decisione anche pochi centesimi di secondo possono essere fondamentali. 

Infine, ogni atleta cerca di vincere e diventare leader. Se vincere è difficile, molto più difficile è rimanere al top ed essere leader a lungo termine. E in questo contesto, vorrei aggiungere che leadership non vuol solo dire essere il primo, ma avere la capacità e potenzialità di trainare la squadra, essere di buon esempio e dare input e consigli negli allenamenti. Immagino che queste siano caratteristiche vicine anche al mondo degli investimenti.

Non da ultimo, l’attenzione all’ambiente: i cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti e tanto il mondo dello sport quanto quello della finanza hanno un ruolo importante nell’invertire la rotta e prevenire ulteriori danni irreparabili.

Com'è cambiato il mondo della montagna nel corso della tua vita e della tua carriera?

Sono nata in montagna e la vivo da quando sono nata, la montagna è la mia passione. Negli ultimi anni ho potuto assistere a grandi cambiamenti metereologici: sono sempre più frequenti, infatti, violenti temporali che prima non c’erano, con conseguenti frane e alluvioni. Quest’estate in Alto Adige i Vigili del Fuoco sono intervenuti il 30% in più rispetto allo scorso anno per motivi metereologici, e già questo è un dato significativo. 

Da diversi anni sono poi testimone di un cambiamento considerevole nel paesaggio montano. Il ciclo di innevamento ha cambiato il suo corso e la neve ora è molto più dura, aggressiva e – malgrado ciò che si potrebbe pensare – d’inverno diventa più ghiacciata rispetto a 20 anni fa, tant’è che l’evoluzione della concezione e fabbricazione degli sci va verso una loro migliore tenuta sul ghiaccio.

Porto un altro esempio concreto, quello della Marmolada sulle Dolomiti, a pochi passi da casa mia. Da piccola la vedevo bianca, innevata anche d’estate e con il ghiacciaio di un certo spessore e ampiamente esteso. Oggi, invece, c’è più ghiaccio che neve e il ghiaccio è sempre più di colore grigio. 
Un altro esempio preoccupante è il Ghiacciaio dei Forni in Alta Valtellina, letteralmente al collasso da almeno 15 anni per via del fenomeno del “darkening” – quel processo, cioè, che a causa dell’inquinamento rende i ghiacciai un tempo bianchi sempre più scuri, fattore che incide sull’accelerazione della loro fusione.

Addirittura, su alcuni ghiacciai sono state trovate delle particelle di plastica, fenomeno molto preoccupante in quanto i ghiacciai sono anche una fonte idrica importante per tutto l’ecosistema montano e alimentano l’ambiente e la fauna della montagna stessa.

Veniamo invece al mondo dello sci e delle competizioni sportive di montagna: quali cambiamenti hai riscontrato?

Un fenomeno concreto è quello dell’accorciamento delle piste da sci. Un esempio è il Passo dello Stelvio dove i primi anni della mia carriera sciavamo a luglio su tutte le piste fino in fondo, negli ultimi anni invece si scia solo nel tratto più in altura. Non è quindi più possibile allenarsi su piste lunghe in Italia e questo ha portato molti atleti, già a fine anni ’90, a recarsi in Sudamerica ad agosto ad allenarsi, per avere la possibilità di percorrere piste molto lunghe.

Gli organizzatori di grandi manifestazioni sportive hanno toccato con mano il deterioramento dell’ambiente che da sempre le ha ospitate e, nel corso degli anni, il loro interesse nei confronti della sostenibilità e della tutela dell’ambiente è diventato sempre più forte. La mentalità degli organizzatori di grandi eventi è totalmente cambiata rispetto al passato.

Un esempio lampante è quello della realizzazione delle piste per le gare di sci. Fino all’inizio degli anni 2000, in vista delle gare si realizzavano piste nuove, con conseguenze negative per l’ambiente nel post evento – un esempio sono le Olimpiadi Invernali di Torino 2006, che hanno lasciato a fine evento una pista di bob “fantasma”, non più riutilizzabile e di dimensioni ovviamente significative.

Oggi, invece, il concetto di economia circolare anche in questo settore è diventato protagonista. Cosa significa? Che tutto il materiale che viene utilizzato per un determinato evento viene poi riutilizzato in altre occasioni. È un processo che parte già prima di iniziare a programmare un determinato evento: gli organizzatori sanno che non seguire pratiche sostenibili significa quasi « in automatico » l’esclusione dalla gara di assegnazione dell’evento stesso.

Un esempio virtuoso? La candidatura della Val Gardena per i prossimi Mondiali 2029, dove è stato proposto di utilizzare le piste già esistenti utilizzate in manifestazioni precedenti (gare di Coppa del Mondo).  Un “diktat” valido anche per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026: sin dagli albori della loro organizzazione si è stabilito che fossero sostenibili in termini economici, sociali e ambientali.

Il punto di vista di Lyxor sugli investimenti pro clima

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